- mamma ..
- uhm..?
- come l'altro giorno ho visto alla tele un tipo...affetto da evidente iperlassismo...che schiacciava un uovo con il dorso della mano. insomma con la mano al contrario. dovevi vedere come la girava.
- iperlassismo...?
- uhm...si ..legamentoso. iperlassismo legamentoso direi.
- senti pensavo di regalarti l'abbonamento a topolino se sei promosso ok ? smettila di vedere il dottor house e E.R. ...non va bene.
Tecnico e chirurgico, la puoi scomporre sul tavolo e ricomporre a tuo piacimento.
Ne hai i mezzi e
Quattro tue parole e un brano ascoltato da sempre diventa altro. Diventa altro per sempre.
Guardo
Mi ha ricordato il primo orgasmo della vita. Provato per caso. Piovuto addosso. Potente, incontrollabile, non ricostruibile.
Questo cambia ogni prospettiva.
Sai c'era una blogger che scriveva meravigliosamente anni fa. Ti incantava. Aveva gli stessi tuoi giochi sofisticati. Giochi che nascondono e scoprono all'occorrenza. Paraventi cinesi spostati sul palcoscenico che creano la suspance da respiro soffocato. Poesia e fotografia in fili d'argento di un solo tessuto. Mi spiace tu non abbia avuto occasione di leggerne dei pezzi. Erano opere d'arte. Il giusto grado di eleganza, spudoratezza e soprattutto conoscenza. Era una guerriera celtica assetata di sapere, nel tuo stesso modo pragmatico, con quel filo di elettricità sensuale che ci scorre dentro. Con lo sguardo che non si abbassa mai. Fiero.
Io sono semplice animale, sono terra e sole trasparente. Sono mele morsicate nel campo. Non vado bene. Te lo dissi tempo fa. Prima di partire.

ci pensi che nelle mie lenzuola ci facevono l'amore già cento anni fa ?
vivono da più tempo di me e saranno ancora qui dopo di me.
a vedere altro amore.
in fondo un bel ruolo.
per quanto si cerchi di tenere ferma la macchina l'otturatore scatta con un delay di tre secondi e due battiti di cuore, anche se cerchi di trattenerli insieme al respiro. inevitabilmente te li porti dietro. sarebbe sufficiente fermarlo. per tre secondi.

Sono successe due cose sotto quella gonna. Vanno in mondi diversi. La prima finestra si è aperta su un universo che teneva serrato da un pezzo, ma sarebbe scoppiato in ogni caso. Un’implosione dirompente. I vetri restano a terra e questa volta se ne staranno li. Chiuderla ancora con pezzi di cerotto non serve a nulla. Questo primo processo riguarda lei e l’uomo con le mani di musica ne é stato il traghettatore involontario. La seconda finestra invece ha sbagliato ad aprirla. Quantomeno il modo. Ha avuto un’occasione per girare la maniglia spingendo piano sullo stipite, senza sporcare il vetro, gustandosi prima tutto quanto il panorama con il vento leggero. Alitando piano sulla lastra per disegnarci dei cuori. Invece ci è saltata dentro correndo, come sempre, gambe raccolte in un tuffo a bomba, senza capire nemmeno cosa stesse succedendo. Piccoli frammenti di vetro ovunque, strisce di stelle in un cielo multicolore, un salto senza pelle e senza vergogna su un colletto azzurro bagnato di sudore. Un viaggio di ritorno in seconda classe dove non c’era più nessuno, l’asse cronologico spezzato da amnesie annegate nel piacere e la rabbia di aver buttato i dadi bendata senza nemmeno ricordare il profondo di quegli occhi.